Quando tre anni fa ho conosciuto il mister Delfini il mio primo pensiero è stato: “Era ora!”. Avevo sentito parlare di lui per fama e per carriera. Ma soprattutto chiunque all’Atletico Lodigiani era solito dire “noi abbiamo mister Delfini”, oppure “se lo allenasse mister Delfini”. Come fosse una garanzia di servizio o un certificato di qualità.
Già, mister Delfini. Perché non sono mai riuscito a chiamarlo Carlo.
Lui per tanti, per tutti, rimarrà sempre “mister Delfini”. Un nome e un cognome scolpiti nel suo essere. Nella sua essenza di uomo che ha dedicato allo sport, ai ragazzi e al calcio in particolare, tutta la sua vita…fino all’ultimo secondo!
La bellezza del mister stava nello scoprire che dopo tutti questi anni di onorata carriera ancora si stupiva per un commento di un suo piccolo atleta e ci rimaneva male se non riusciva fino in fondo a trasmettere quello che avrebbe voluto. Ma non si buttava giù e programmava immediatamente come riuscirci.
La straordinarietà di un uomo e di un calcio di altri tempi. Ti prendeva in giro, litigava e dopo due secondi era ancora lì a parlare con te. Perché era troppo generoso e innamorato del suo gioco preferito per far trasparire rancore e rimorsi. Sentimenti che lui saltava a piè pari. “Ricordati – mi diceva – è meglio scornarsi per bene e chiarirsi che lasciarsi tutto dentro”. Ed è proprio vero!
Il calcio è emozione allo stato pure. Non è rancore, rabbia o tradimento. perché lui, il calcio, non ti tradisce mai. Soprattutto il calcio di una volta, che il mister ha rappresentato fino all’ultimo giorno. Un calcio sano e di principi.
I messaggi di tutte le società in cui ha militato, con cui ha giocato, con cui si è scontrato o con cui aveva rivalità sportive, testimoniano che lui era rispettato da tutti.
Lascerà un vuoto in tutte le sue espressioni. Mancheranno le sue partite a burraco, le sue lamentele sul cibo che mangiano i ragazzi di oggi, la sua amarezza quando i ragazzi non venivano al campo per allenarsi, tutti i suoi aneddoti o le storie raccontate ai mister più giovani o le sue esternazioni euforiche dopo una vittoria.
Mancherà l’arrivare al campo e trovare la sua macchina già parcheggiata con lui che – dovendo iniziare ad allenare alle 15:30 – alle 14:30 già aveva preparato il campo. Mancheranno le partitelle con i suoi piccoli allievi, che gli riempivano il cuore e l’anima. Mancheranno le litigate con il presidente su come andavano fatte le cose. Presidente che, peraltro, era un suo ex atleta. Sì, perché quando sei mister, un mister vero, lo sei per sempre!
Potremmo stare ore e ore a raccontare tutte le emozioni che abbiamo vissuto insieme, ma visto che oltre a essere mister Delfini, lui era Carlo Delfini, l’Atletico Lodigiani vuole dedicare un pensiero speciale alla sua famiglia , della quale parlava spesso al campo, con l’amore e la dolcezza di un padre, di un nonno e di un marito. Perché lui era così: un po’ mister Delfini, un po’ Carlo Delfini. Ti voglio salutare per la prima volta come facevano i tuoi amici: CIAO CARLO!
Lettera letta da Massimiliano Catania durante il funerale